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Dopo che Torino divenne capitale dello Stato Sabaudo nel 1560 i sovrani incoraggiarono aristocratici e ufficiali a farne la loro residenza, vendendo loro aree edificabili ad un prezzo simbolico o donandole a favoriti di corte ed a magistrati. Nel corso del 1600, i Savoia proseguirono il progetto di ampliamento e abbellimento della città, promuovendone l’estensione verso il Po, a partire da piazza Castello fino al ponte sul fiume.
Sorse così negli anni intorno al 1680 l’isolato in cui la famiglia Salmatoris ebbe dal demanio i terreni per la costruzione del palazzo che ora porta il loro nome.
Il progetto di costruzione del palazzo venne attribuito all’architetto ducale Amedeo di Castellamonte. Dell’impianto originale assai poco è rimasto a seguito della ristrutturazione operata verso il 1750-60 dall’architetto Filippo Nicolis di Robilant e delle trasformazioni avvenute nel corso dei secoli successivi.
Grazie alla recente opera di restauro, il palazzo ha ritrovato il suo antico splendore ed in alcuni punti si intravedono i solai seicenteshi e le volte riccamente decorate; nella sala denominata “Carnevale” é riapparsa una splendida fascia di fine ‘600 con scene mitologiche e bucoliche.
Di particolare bellezza sono la sala degli “Specchi” in stile settecentesco e lo “Studio” con mobili e boiserie di ispirazione medioevale, già Ufficio Politico personale di Camillo Benso Conte di Cavour.
Le finestre del piano nobile di Palazzo Salmatoris si affacciano su piazza Carlo Alberto, ultimamente riportata all’antico splendore, che fino al 1842 era stata un giardino privato con le scuderi e il maneggio a di sposizione dei principi di Carignano.
Sulla piazza si affacciano la Biblioteca Nazionale e il Palazzo Carignano che dal 1848 al 1860 fu sede del Parlamento Subalpino e dal 1861 al 1865 della Camera dei Deputati del Regno d’Italia, il Museo Egizio ed il Museo del Risorgimento.